“Prima gli italiani” e l’illusione di alternative

strade illusione alternativeEsiste, nell’ambito della comunicazione persuasiva (quella tra l’altro utilizzata in ambito pubblicitario), la tecnica dell’illusione di alternative. Consiste nel creare in una persona l’illusione di poter effettuare liberamente una scelta, trascurando però che, essendo solo due le alternative proposte, una delle quali per lo più inaccettabile, in realtà essa è inconsapevolmente incastrata dentro a un unico scenario consapevolmente predefinito da altri.

Oggi gli esempi più interessanti per efficacia e diffusione si ritrovano nella politica. Schiava dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, si adegua affiancando (spesso sostituendo) a prolissi tentativi di analisi dei fenomeni, slogan sensazionalistici a misura di post, tweet o titoli di giornale.


Prima gli italiani.

Molte persone oggi appoggiano l’idea che prima dello straniero debba venire l’italiano. Persone impegnate e sensibili, estranee all’intolleranza e capaci di riconoscere la complessità di certi fenomeni storici e sociali. Ciononostante, si incastrano lì, nell’idea che “o noi o loro”; accettano senza volerlo che l’unico modo di ragionare sulla questione sia dover scegliere a chi dei due debba essere data priorità. E le uniche alternative possibili sono queste, non altre! E così l’italiano non deve venire prima, per esempio, delle grandi opere, dei finanziamenti ai partiti, degli armamenti; lo slogan dice che l’italiano deve venire prima solo dello straniero.


L’illusione di alternative

Non è una ridotta capacità di intendere e di volere a rendere possibile l’illusione di alternative ma l’illusione creata dalla comunicazione, che incastra la funzione critico-analitica dentro ad un esiguo spazio preconfezionato (Watzlawick, 2004).

E infatti, un po’ tutto oggi ci viene proposto nei termini di una doppia alternativa, una polarità rispetto alla quale pensiamo di doverci posizionare: noi o loro, legalizzare o proibire, carnivori o vegani, innocentisti o colpevolisti.

Pensiamo che avere capacità critica o un’opinione corrisponda a collocarsi su uno o l’altro di questi poli precostituiti. In un gioco a testa o croce rispetto al quale perdiamo di vista la libertà di potervi anche non prendere parte.

Ne guadagnerebbe il nostro essere. Lasceremmo alla nostra persona la possibilità di trovare canali di espressione più liberi e sfumati. Capaci di tenere conto non solo della propaganda ma anche della complessità del mondo, delle nostre passioni e della nostra appartenenza ad un mondo di esseri umani come noi.