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Ansia

Quante volte sentiamo le persone dire “Ho l’ansia!”. Questo termine è ormai entrato nel linguaggio comune per descrivere condizioni emotive caratterizzate da apprensione, nervosismo, pensieri assillanti che generano paura e preoccupazione e che in genere sono associate a fasi o situzazioni di vita in cui ci si sente sotto pressione. Questi vissuti possono rappresentare delle risposte naturali a condizioni di stress e in certi casi sono d’aiuto a mantenere alta l’allerta e la concentrazione migliornado le prestazioni.

Quando invece diventano più intensi e perdurano nel tempo, interferendo in modo significativo con le normali attività quotidiane, allora è bene fermarsi e chiedersi cosa non sta funzionando.

Il disturbo d’ansia può manifestarsi a qualunque età e non necessariamente in risposta a fattori esterni, anche se l’esposizione costante ad un ambiente sfavorevole o a eventi particolarmente stressanti può accentuarne l’espressione. A volte lo stato ansioso è correlato a malattie croniche (cardiache e respiratorie in primis), in un alimentarsi reciproco tra sintomatologia fisica e vissuti ansiosi. Anche la tendenza al nervosismo e alla preoccupazione eccessiva possono predisporre all’ansia, così come la scarsa capacità di adattamento e la difficoltà ad affrontare cambiamenti o scelte importanti.

Il disturbo d’ansia è in genere facilmente riconoscibile da chi ne soffre per le manifestazioni fisiche particolarmente accentuate: agitazione, insonnia e alterazione dell’appetito, tachicardia, mancanza d’aria, ecc. Esse sono il motivo principale che spinge le persone a rivolgersi allo specialista, spesso il medico, per ricevere la risposta rapida e indolore al problema: il farmaco.

In realtà l’ansia è il sintomo che qualcosa non va, che si è persa la bussola della propria esistenza e non si sa più come muoversi. E’ necessario in questi casi rivolgersi ad uno psicoterapeuta, l’unica figura in grado di aiutare la persona a dare un significato a ciò che sta accadendo e a impostare il giusto trattamento.


“Il problema è che abbiamo paura, basta guardarci.

Viviamo con l’incubo che da un momento all’altro tutto quello
che abbiamo costruito possa distruggersi.
Con il terrore che il tram su cui stiamo viaggiando possa deragliare.
 
Paura dei bianchi, dei neri, della polizia e dei carabianieri;
con l’angoscia di perdere il lavoro
ma anche di diventare calvi, grassi, gobbi, vecchi, ricchi.
 
Con la paura di perdere i treni e di arrivare tardi agli appuntamenti;
che scoppi una bomba, di rimanere invalidi; di perdere un braccio,
un occhio, un dente, un figlio, un foglio.
Un foglio su cui avevamo scritto una cosa importantissima.
 
Paura dei terremoti, paura dei virus;
paura di sbagliare, paura di dormire; paura di morire
prima di aver fatto tutto quello che dovevamo fare.
Paura che nostro figlio diventi omosessuale, di diventare omosessuali noi stessi.
Paura del vicino di casa, delle malattie, di non sapere cosa dire;
di avere le mutande sporche in un momento importante.
 
Paura delle donne, paura degli uomini;
paura dei germi, dei ladri, dei topi e degli scarafaggi.
Paura di puzzare, paura di votare, di volare;
paura della folla, di fallire;
paura di cadere, di rubare, di cantare;
paura della gente.
 
Paura degli altri.”
 
Monologo dal film “Happy Family” (Gabriele Salvatores)

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